Pubblicazione n. LXXVII della «Fondazione Giorgio Ronchi» – Via S. Felice a Ema, 20 – I-50125 Firenze – http://ronchi.iei.pi.cnr.it
Il Libro de’ conti del laboratorio di Giovanni Battista Amici e altri documenti inediti, Fondazione Giorgio Ronchi – Edizioni Tassinari, Firenze 2003, pp. X + 313.
Tenuto con scrupolosità dal 9 gennaio 1817 al 25 marzo 1863, benché non registri proprio tutto ciò che Amici costruì e vendette o donò, il “Libro de’ conti del laboratorio” è un documento di straordinario valore, che permette di datare con grande esattezza la maggior parte degli strumenti che uscirono dalla sua bottega nell’arco di quasi un cinquantennio e di identificarne i committenti.
A segnalare l’esistenza del “Libro de’ conti del laboratorio” e a fornirne qualche primo ragguaglio fu Pietro Pagnini nel 1918 (L’ottica geometrica in Italia nella prima metà del secolo XIX e l’Opera di G.B. Amici, «Rassegna nazionale», XVII). Da quella segnalazione presero le mosse il Professor Paolo Buffa ed Elena Filippini-Lera Buffa, negli anni Ottanta del secolo scorso, per mettersi sulle tracce di questo prezioso documento autografo, che la generosità della Famiglia Amici Grossi volle rendere accessibile alla comunità scientifica, facendone dono alla Biblioteca Estense di Modena, depositaria del Fondo Amici. I medesimi provvidero poi a presentarlo in un articolo che apparve nel 1988 sul «Giornale di Fisica» (Il Libro de’ Conti del Laboratorio di Giovan Battista Amici, «Giornale di Fisica», 2-3).
Ma per quanto concerne la parte delle “macchine esitate”, vale a dire vendute (o donate), il criterio statistico di lettura adottato non risultava particolarmente interessante (quanti microscopi, quante camere lucide, ecc.). Fu così che Alberto Meschiari pensò di pubblicarlo integralmente, voce per voce, dapprima negli «Atti della Fondazione Giorgio Ronchi» (2001) e successivamente in volume nel 2003. Incrociando i dati di questo documento fondamentale con altre carte autografe e soprattutto con la ricca corrispondenza, gli fu possibile identificare con una notevole esattezza gli acquirenti degli strumenti.
Insieme a The microscopes of Giovanni Battista Amici (2003), questo volume mise così a disposizione degli studiosi i dati precisi relativi a ogni strumento esitato (data di costruzione, prezzo, nome dell’acquirente, scheda tecnica degli obiettivi di cui era corredato e istruzioni sul loro impiego). Lavorare in parallelo sugli strumenti e sui documenti originali è stato sempre il metodo del curatore dell’opera di Amici. Questa soluzione ha permesso negli anni l’identificazione e il ritrovamento di diversi microscopi realizzati dal costruttore modenese di cui si erano perdute le tracce.


